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Case popolari e integrazione, uno spunto da Trieste

23 aprile 2011

In questo periodo Vallenoncello, quartiere Sud di Pordenone, ha occupato le cronache dei giornali locali per la situazione venutasi a creare nelle case Ater, in cui attualmente risiedono numerose famiglie italiane e straniere. Come molto spesso accade, queste ultime sono state giudicate le principali responsabili del degrado venutosi a creare in questo complesso di nuovissima costruzione. La questione dell’integrazione, come perfettamente spiegato nell’intervento di Renzo Polesel in questo sito, è un punto centrale da affrontare a Pordenone come in tutta Italia. Le case popolari, frequentemente viste come luoghi di disagio, rappresentano invece un terreno fertile per affrontare le sfide che l’attuale società in continua mutazione pone a cittadini italiani e immigrati.

Conosco la realtà di Trieste e avendo presente le storie e le problematiche del contesto di Rozzol Melara, quartiere di Trieste con un gran numero di case popolari, individuo a Vallenoncello, seppure in scala minore (150 alloggi contro i 648 di Trieste), alcune analogie analogie. Ho esaminato gli interventi messi in atto nell’ambito di quella realtà e ho avuto modo di analizzare il programma Habitat – Microaree di Trieste, ovvero la realizzazione del «sistema integrato di interventi e servizi sociali» al fine di modificare la situazione di degrado di quel quartiere. In sostanza, l’obiettivo del termine “sistema”, che si evince dalla legge 328/2000, è «creare un sistema nel quale si integrino fra loro interventi e prestazioni che sono spesso slegati o sovrapposti o addirittura in conflitto».

I vari soggetti autonomi chiamati a interagire per garantire una continuità di assistenza a persone in situazione di bisogno, di fragilità, di disabilità vanno dal Comune, all’Azienda sanitaria, alle associazioni di volontariato, alle cooperative sociali, fino ad arrivare all’Ater. Per ogni soggetto sono presenti a tempo pieno gli operatori, che in tempo reale partecipano alla gestione delle situazioni. Questo programma è iniziato nel 1998 sulla spinta dei contesti sociali modificati derivanti anche dalle nuove componenti multiculturali. L’obiettivo, realizzato, è stato quello di mettere a disposizione locali per lo svolgimento di servizi e attività di socializzazione, formative e ricreative, con lo scopo di prevenire e ridurre l’emarginazione, coinvolgendo inoltre gli abitanti in percosi di gestione partecipata di servizi e attività.

Dal 2006, gli interventi si sono estesi non più solo agli abitanti delle case Ater, ma anche a coloro che risiedono nelle zone limitrofe, concentrandosi in cinque settori: sanità, educazione, habitat, lavoro e democrazia locale. Il programma fa riferimento alle strategie europee che puntano a creare un ponte tra sviluppo economico e sviluppo sostenibile (Consiglio europeo di Lisbona, 2000) e a promuovere dei sistemi di protezione sociale (Commissione Europea, febbraio 2005). Riuscendo ad attuare un progetto simile anche nella nostra realtà potremmo raggiungere l’obiettivo di rendere protagonista ogni individuo nel processo di integrazione e di superare gli stereotipi e le barriere determinati dalla non conoscenza degli altri e delle culture diverse dalla nostra.

Marilena Klugmann
Candidata al Consiglio Comunale per la Lista Bolzonello-Il Fiume

I benefici del risveglio culturale della città

22 aprile 2011

Faccio parte sino dalla sua fondazione dell’associazione culturale Amici di PArCo, voluta dall’Amministrazione comunale e fondata dai cittadini di Pordenone per sostenere e promuovere le attività della neonata Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea “Armando Pizzinato”. L’associazione nasce da una parte intuendo un desiderio comune di molte persone intenzionate ad avvicinarsi all’arte moderna e contemporanea e dall’altra di porsi al passo con i tempi rispetto le nuove necessità museali. Prendendo spunto dalla tradizione americana e anglossassone, oggi tutti i musei si attivano per favorire la creazione di un’associazione di volontari che sostengano le attività del museo e ne favoriscano la sua promozione, attraverso incontri, eventi collaterali delle mostre, gemellaggi con altre istituzioni. Così è stato anche a Pordenone.

A pochi mesi dall’avvio di questa esperienza, Amici di PArCo conta oltre 400 soci e 2.600 contatti Facebook! Numeri importanti a tal punto che la rende una più grandi associazioni museali del Triveneto. Per questo motivo è importante non sottovalutare il segnale che ci viene lanciato da questa esperienza. I molti pordenonesi iscritti testimoniano il valore che viene dato all’apertura della nuova galleria e l’interesse che oggi riveste questo spazio legato all’arte moderna e contemporanea. In molti lo vedono come strumento di crescita culturale ed economica per la città, un altro importante punto di riferimento per la costruzione del futuro di Pordenone.

Amici di PArCo è nata proprio per questo: per mettere in comunicazione due mondi che solitamente non si toccano: il pubblico e l’amministrazione e per farli dialogare, per aiutare a comprendere le esigenze reciproche e creare insieme un luogo che sia per i cittadini e dei cittadini. Per il prossimo futuro si intravvede una collaborazione ancora più stretta tra l’associazione e l’amministrazione per rendere più forte e più vitale l’istituzione culturale, ma anche per fare in modo che la cultura e le istituzioni che la sorreggono creino posti di lavoro, generino economia per la città e i suoi abitanti, che l’indotto della cultura raccolga i benefici di tanto lavoro. La grande partecipazione in ambito culturale e artistico è un messaggio di crescita verso un progresso, di grande vitalità intellettuale e creativa (caratteristica del pordenonese doc!), di desiderio di condivisione di valori e obiettivi comuni. Non può e non deve essere sottovalutato dalla politica. I pordenonesi chiedono di programmare insieme una città più tollerante e pacifica passando attraverso la tradizione e la conoscenza.

Orsola Chiaradia
Candidata a consigliere comunale per la Lista Bolzonello-Il Fiume

Sempre più cose da fare in città

21 aprile 2011

Ricordo che alcuni anni fa (parecchi anni fa), quando ero più giovane e uscivo con un gruppo di amici, uno degli argomenti di discussione era “ma dove andiamo stasera, cosa facciamo?“. Ora che sono mamma di due ragazze adolescenti e sento i loro discorsi quando si mettono d’accordo assieme agli amici su cosa fare, dove andare ecceera mi rendo conto che spesso hanno l’imbarazzo della scelta. Sono molto felice che Pordenone in questi ultimi anni si sia sviluppata dal punto di vista culturale ma non solo. Offre molti spazi di ritrovo “alternativi”: ad esempio la nuova biblioteca multimediale è stata veramente un’opera di grande utilità; spesso i ragazzi si trovano a studiare assieme nel pomeriggio, condividendo così le fatiche dello studio ma anche dandosi una mano a vicenda. Tra l’altro in un luogo veramente piacevole anche dal punto di vista estetico, dove possono bere qualche cosa assieme.

Spesso vanno a vedere dei buoni film o partecipano alle numerose iniziative proposte da Cinemazero, quali ad esempio quella di questi giorni Le Voci dell’inchiesta. Molti di loro sono anche “angeli” per Pordenonelegge.it, esperienza arricchente e piacevole nello stesso tempo. Ultimamente si trovano per andare alla nuova galleria d’arte moderna e contemporanea all’interno del parco Galvani (bellissima l’esposizione di Giulio De Vita) o al nuovo, splendido spazio espositivo di Via Bertossi. Non posso non citare anche il Deposito Giordani con tutte le iniziative che propone, anche durante l’estate con laboratori di tutti i tipi. Sono veramente forti e attraenti. Molti di loro hanno partecipato e ne sono rimasti entusiasti.

Ma potrei veramente citarne molti altri. Insomma, le possibilità per una aggregazione diversa, arricchente e stimolante ci sono davvero. E, per fortuna, ora, anche io e i miei amici, non più giovanissimi, possiamo scegliere come passare alcuni pomeriggi o serate in maniera più che piacevole! Sono dell’idea che questo sia lo spirito giusto. Ma non mi fermo qui. Sogno nuovi luoghi, nuovi stimoli, nuove occasioni per i ragazzi, ma non solo, grazie alle quali sappiano come passare il loro tempo crescendo in tutti i sensi.

Francesca Merighi
Candidata al Consiglio Comunale per la Lista Bolzonello-Il Fiume

Mamma, so dire “ciao come stai?” in cinese!

19 aprile 2011

In questo mese di attività politica “di strada”, tra il mercato del mercoledì e la postazione di piazza Cavour del fine settimana, ho avuto la possibilità di parlare di tante cose diverse con le persone che decidevano di fare due chiacchere in più con me e non solo di prendere il volantino che gli proponevo. Si parla molto di cultura, di scuola, di piste ciclabili e di come la città sia cambiata in meglio, ma l’argomento più dolente è sicuramente il tema immigrati. Ne parlano con maggiore slancio e un pizzico di rabbia le persone più anziane, ne parlano con stizza e rassegnazione i più giovani, ma quello che ne viene fuori sono sempre molti luoghi comuni. Non sono qui a dare suggerimenti istituzionali sul problema dell’integrazione delle nuove etnie che stanno arrivando in città, ma vorrei solo esprimere i miei pensieri sull’argomento che, a mio avviso, ha sempre avuto soluzioni drastiche o molto difficili e dolorose, anche quando gli immigrati erano i nostri bisnonni in America o in Belgio.

L’Italia è da sempre una terra di passaggio o di conquista per i popoli a noi vicini, e penso che le parole e i pensieri degli italiani del passato siano state le stesse che possiamo sentire oggi. Mi addolora sempre molto sentir inveire contro chi ha lasciato tutto per tentar la sorte nel nostro Paese, perché penso che nessuno desideri lasciare la propria casa, soprattutto nel modo in cui molti sono costretti a farlo. Mia figlia ha da sempre frequentato scuole nelle quali le classi erano multietniche e questo è stato un grande insegnamento per me. Lei all’asilo mi raccontava del suo amico ganese descrivendomelo come «quel bambino con le labbra grosse»; alle elementari vedevo la sua compagna di sette anni di origine indiana tradurre a sua madre quello che diceva la maestra e l’impegno di mia figlia per trovare l’abitazione di questa bambina per invitarla al suo compleanno, visto che non avevano telefono (e la lingua era un problema). L’altro giorno è arrivata a casa da scuola, le ho aperto la porta e mi ha detto una frase che non ho capito. Allora mi ha spiegato: «Vuol dire: “Ciao, come stai” in cinese! L’ho imparato oggi!».

Queste sono piccole cose, ma è da queste piccole cose che inizio a sperare in un mondo che, forse, vedrà meno differenze e avrà meno paure. I bambini e i ragazzi che frequentano oggi questa nostra scuola multietnica, hanno l’opportunità di andare oltre le barriere mentali dei luoghi comuni, per conoscere da vicino altre realtà, altre culture, altre esperienze e farne un bagaglio culturale e sociale che sarà un modo meno drastico, meno doloroso e più naturale di ottenere l’integrazione di questi nuovi cittadini. Un modo per capire che chi è cattivo, chi non rispetta e chi fa del male, può avere la pelle di qualsiasi colore, ma avrà sempre sbagliato. So che potrei essere accusata di buonismo, ma forse è anche ora di vedere il bicchiere mezzo pieno, di sforzarci di avere una visione più serena delle cose, di dare fiducia alle nuove generazioni e fargli il dono di crescere senza rabbia e pregiudizi, per riuscire a vedere che un ganese «ha solo le labbre grosse».

Sara Furlan
Candidata al Consiglio Comunale per la Lista Bolzonello-Il Fiume

La mia città germogliata e arricchita

18 aprile 2011

La città della mia infanzia era già multiculturale: alle elementari avevo in classe Mima, una bambina di colore, e Regina, uruguayana, e le trovavo simpatiche e molto più sveglie e indipendenti di come mi sentissi io allora. C’era pure qualche bambino riottoso, un po’ aggressivo e con problemi familiari alle spalle da fare invidia a Oliver Twist. Tutto questo si svolgeva nel quartiere di Torre, che allora mi sembrava situato alla fine del mondo.

La scuola elementare Guglielmo Marconi di via General Cantore era bellissima con dei grandi balconi verdi e dei tigli, all’ombra dei quali giocavamo durante l’intervallo, poi – e non ho mai capito perché – la furia cementificatrice ha raso al suolo l’edificio e con esso la piazza ha perso quel sapore deamicisiano che la caratterizzava. Peccato. Però gran parte del resto è rimasto: le rovine romane su cui poi ho costruito parte della tesi, la Cooperativa in piazza e il quartiere del Cotonificio con le case operaie, la ciminiera e la fabbrica dentro la quale io mi immaginavo persone che facevano lo stesso lavoro, uscivano alla stessa ora e poi si ritrovavano al dopolavoro a bere un bicchiere di vino e a giocare a briscola. La realtà proto industriale si accompagnava a una lunga linea di orti suburbani in cui convivevano l’odore degli animali da cortile, il giallo vaniglia dei calicantus e il rosso sfacciato dei pomodori.

Il dialetto era lingua franca molto più che l’italiano, ma c’erano anche le lingue degli emigranti che tornavano d’estate e che raccontavano le mirabilia di Francia, Canada e Germania in una commistione di parole della memoria e di nuovi termini imparati in fretta e per necessità. C’era cosi una forte coscienza del mondo di fuori in me più che in altri, perché mio padre era cresciuto in Francia e per lavoro si era spostato tantissimo e quando tornava mi apriva orizzonti sconosciuti e fantastici: era già un pordenonese  “altrove” negli anni Settanta, senza saperlo.

Ora nella città in cui vivo ritrovo parte di questi stimoli della mia infanzia, ora germogliati. Nelle classi in cui insegno ci sono Nikil e Axel che durante l’intervallo giocano a briscola con Alessio e Marco in piena armonia e sintonia perché l’integrazione parte anche da queste piccole cose. I pordenonesi “altrove” si sono moltiplicati – anche io lo sono stata – e da lontano o da vicino spero contribuiscano ad allargare gli orizzonti della città, a renderla più dinamica e “liquida”. E i colori? Beh, i colori del mio vecchio quartiere per fortuna sono sempre gli stessi, ma anche in centro, dove abito ora, dietro la facciata di un palazzo grigio, sugli stretti balconi dei vecchi condomini oppure pensile ed elegante, sugli ultimi piani dei grattacieli colore alluminio, mi sorprende il verde di piccoli giardini. Ma quello che, almeno a me, non sembra mutato è l’odore di friggitorie di vecchie scale, il profumo di rosmarino anche nell’estate più torrida, la fragranza del pane  che oggi è ricco di semi di sesamo, di papavero e di girasole, che c’erano anche un tempo, ma non li usavamo.

Poi ci sono le spezie che sono arrivate con le nuove culture, il cardamono, il coriandolo, la curcuma che danno nuove colore là dove purtroppo abbiamo con ecceduto acciaio e cemento e che si mescolano con le erbe spontanee come il grisol, i bruscandui, il pavariel e convivono in cucina e nei nostri gusti. Questa commistione spontanea di gusti e culture diverse a me piace e mi fa sentire in una città con una natura tutta sua che si è arricchita e che non si è persa nel mondo globalizzato.

Alessandra Pavan
Candidata al Consiglio Comunale per il Partito Democratico

Un censimento delle fontane e dei lavatoi

18 aprile 2011

Oggi passavo per via Gorizia, ed entrando verso il corso, prima del portico, passando sopra alla roggia Codafora ho notato (vi giuro non ci avevo mai fatto caso), in basso sul lato destro un vecchio lavatoio in parte coperto da sterpi e dal terreno, ma ancora con l’acqua che scorre. Forse non è una idea innovativa, ma pensavo che per migliorare ulteriormente la nostra città e valorizzare una caratteristica peculiare di Pordenone sarebbe utile fare un censimento(se non c’è già) delle fontane e dei lavatoi della città. In seguito procedere a interventi di restauro per renderle fruibili. Magari far seguire il tutto da una documentazione che renda fruibile dai cittadini e dai turisti questo patrimonio che rischia di scomparire.

Flavio Moro
Candidato al Consiglio Comunale per la Lista Bolzonello-Il Fiume

Incoraggiamo la fotografia a Pordenone

16 aprile 2011

Il nostro territorio è stato ed è particolarmente fertile per quanto riguarda la cultura della fotografia e lo sviluppo delle attività imprenditoriali legate ad essa. Tra i due aspetti non c’è però mai stato un vero dialogo e una vera integrazione. Al momento entrambi conoscono un periodo di crisi e di ristrutturazione. Se un laboratorio storico come quello di Azzano Decimo è diventato di proprietà esterna alla regione, quello nuovo e molto avanzato tecnologicamente e concettualmente di Arba si è notevolmente espanso ed è conosciuto in tutto il mondo, anche per aver acquistato un castello e un palazzo storico. La cultura fotografica invece ruota o dovrebbe ruotare intorno al Craf di Lestans.

Al Craf guarda anche la proposta di legge regionale unificata che nasce da due iniziative distinte dei consiglieri regionali Piero Colussi e Mara Piccin. Essa prevede che il Craf faccia da capofila di una rete di biblioteche e archivi fecenti capo ai comuni della regione. Il Museo civico del Castello a Udine ha un’intera sezione dedicata all’archivio storico fotografico
In tutto questo la città di Pordenone sta ancora a guardare. Neppure la nuova Galleria d’Arte Moderna prevede nulla per la cultura fotografica. C’è invece in città un grande interesse per la fotografia, soprattutto da parte dei giovani. Più volte mi sento chiedere se esista un corso di avvicinamento alla tecnica e all’espressione fotografica. Meritoria è l’azione delle associazioni private come i circoli fotografici.

Il Comune potrebbe prevedere uno spazio dove ci potrebbe essere uno studio di ripresa e un laboratorio digitale, oltre alla biblioteca che preveda abbonamenti alle riviste nazionali e internazionali più qualificate. Segnalo l’importanza e l’urgenza dell’aspetto archivistico. Sono personalmente a conoscenza dell’esistenza di importanti archivi privati. Alcuni proprietari mi chiedono cosa possono fare per esaminarli, catalogarli e riprodurli. E sarebbero volentieri disposti a donarli o lasciarli in deposito ad un’istituzione qualificata, prestigiosa ed affidabile. Altri invece dal carattere più difficile andrebbero seguiti e un po’ corteggiati, soprattutto non trattati male come ho visto fare.

Marilena Klugmann
Candidato al Consiglio Comunale per la Lista Bolzonello-Il Fiume

I mezzi pubblici come forma di risparmio

15 aprile 2011

Mi pare che l’argomento mobilità sia tra i più importanti e sentiti dalla cittadinanza. Riterrei opportuno vedere eventuali soluzioni non solo dal punto di vista del traffico, della salute e della qualità della vita, ma anche dal punto di vista del risparmio che le famiglie potrebbero realizzare con l’utilizzo di mezzi pubblici o di biciclette, visto il prezzo crescente della benzina e del gasolio. In buona sostanza, facciamo capire ai cittadini, anzi rendiamoli consapevoli, di come potrebbero risparmiare denaro modificando le loro abitudini e contemporaneamente migliorando la loro qualità di vita.

Nisco Bernardi
Candidato al Consiglio Comunale per la Lista Bolzonello-Il Fiume

Pordenone e l’altrove stando fermi

14 aprile 2011

Mario MarcolinDa ricercatore ho girato parecchio in Italia ed Europa, un po’ per lavoro e un po’ per cercare un altrove di cui sentivo il bisogno. Ma ovunque uno si trovi c’è sempre un altrove da cercare. Negli ultimi anni Pordenone si è aperta a questo altrove in maniera creativa, assorbendo stimoli provenienti da luoghi differenti (Pordenonelegge.it, Dedica, Le Giornate del Cinema muto, per citare le iniziative maggiori). Sogno una città che permetta di vivere l’altrove rimanendo fermi, una città che richiami ancora più persone e idee.

Mario Marcolin
Candidato al Consiglio Comunale per la Lista Bolzonello-Il Fiume