I diritti non banali di Gianni Mura
Claudio Pedrotti / 07 aprile 2011
Lunedì sera viene a trovarci Gianni Mura, firma storica del giornalismo sportivo italiano e amico della nostra città. Viene, questa volta, a parlare non di sport ma di diritti, a ricordarci che i diritti si vede meglio che cosa sono e quanto sono importanti se il punto di vista è quello di chi non accetta la dolce lusinga della semplificazione. E Mura le cose banali non le ha mai raccontate: vi ricordate Astutillo Malgioglio? Ritaglio dalla rubrica che rese celebre Mura – Sette giorni di cattivi pensieri – sulla Repubblica del 16 marzo 1986:
Malgioglio, uscendo dal campo, si leva la maglia, ci sputa sopra (o fa il gesto di) e la getta ai tifosi. Ha macchiato la bandiera della Lazio (che come macchie non scherza già di suo), sia esonerato. Bene, giustizia è fatta. Due o tre cose su Malgioglio: in dieci anni di calcio, prima della Lazio, nemmeno un’ ammonizione. Arriva dalla Roma, anche quando la Lazio vince 3-1 col Cagliari appena prende il gol lo chiamano venduto e bastardo giallorosso. Anche mongoloide gli gridano, va a giocare coi tuoi mostri gli dicono. Per capire il dettaglio bisogna sapere che da anni Malgioglio e sua moglie mandano avanti a Piacenza una palestra per il recupero dei bambini cerebrolesi. Malgioglio in quest’attività ci mette i soldi e pure le ferie. Questo ne fa un diverso, così impara a non dragare ragazzine come molti suoi colleghi, loro sì nella norma. A Roma tira la stessa aria che a Brescia: nell’82 l’allenatore (Perani, per non far nomi) l’ aveva tolto di squadra. La spiegazione la chiedesse ai suoi handicappati. Dettagli: la settimana prima a Malgioglio è morto il padre, la moglie è meglio se sta a casa (appena esce, la parola più carina è mignotta), gli hanno sfasciato la macchina a Tor di Quinto, gli hanno sputato in faccia da mezzo metro, gli hanno maltrattato la figlia a scuola. Non è un bel gesto, quello che ha compiuto domenica Malgioglio, ma è un gesto esemplare, da uomo onesto che ha sopportato anche troppo. La mia solidarietà e la mia stima si traducono in un 10 che non vuole essere provocatorio. Se in questo paese dal perdono facile il mostro è Malgioglio, la sua è la sola bandiera che mi sento di rispettare.